Protesi di ginocchio
DALL’INTERVENTO ALLA COMPLETA RIABILITAZIONE
Cenni Anatomici sull’articolazione del ginocchio
- L’articolazione del ginocchio è formata da tre porzioni ossee. La porzione distale o finale del femore, la porzione prossimale o iniziale della Tibia e da un piccolo osso piatto denominato rotula.
- Queste tre ossa sono rivestite da un tessuto chiamato cartilagine che permette un efficace scorrimento fra di loro. Il ginocchio compie movimenti relativamente semplici di flesso-estensione e di leggera rotazione e traslazione.

- Quello che garantisce stabilità e supporto è l’insieme di legamenti, tendini e delle strutture articolari che intervengono a sostegno di questa articolazione.
- Legamento collaterale mediale
- Legamento collaterale laterale
- La coppia dei legamenti crociati ( anteriore e posteriore ) che si colloca all’interno dell’articolazione e garantisce stabilità al ginocchio nei movimenti di flesso-estensione e di rotazione
- I tendini dei muscoli flessori del ginocchio ( posteriori della coscia) che apportano ulteriore supporto articolare.
Quando è necessario un intervento di protesi di ginocchio.
- Le principali indicazioni per la protesi di ginocchio sono l’osteoartrosi e i traumi.
- In particolare l’osteoartrosi e un disordine involutivo delle strutture articolari prodotto da una degenerazione della cartilagine articolare. Questa patologia degenerativa è caratterizzata da alterazioni a carico della cartilagine, del tessuto sinoviale, dell’osso subcondrale e delle varie strutture legamentose e capsulari.
- L’artrosi di ginocchio è la patologia articolare più diffusa, con un’incidenza maggiore sulla popolazione sopra i 65 anni. Un’associazione importante è quella che il processo artrosico ha con il genere femminile; sopratutto dopo la menopausa, a causa del metabolismo degli estrogeni. Il sesso femminile ha una maggiore predisposizione allo sviluppo di artrosi e di anca e ginocchio.
- La caratteristica principale è il suo impatto negativo sulla qualità di vita delle persone i suoi livelli di attività. In linea generale la decisione di intervenire da parte del chirurgo ortopedico viene presa in presenza di 3 segni e sintomi che contraddistìnguono un ginocchio artrosico :
- Gonfiore
- Dolore
- Rigidità articolare.
- Alcuni dei fattori predisponenti per la comparsa nel tempo di una patologia degenerativa come l’osteoartrosi sono :
- Ginocchio varo o valgo ( alterazione meccaniche)
- Post-traumatiche
- Frequenti lussazioni o sub-lussazioni della rotula.
- Artrite reumatoide (patologie di origine reumatologica)
- Stile di vita inadeguato e abitudini alimentari
- Obesità
Intervento chirurgico
- Consiste nel sostituire con un impianto protesico le superficie ossee degenerate sia tibiali che femorali, è importante però, cominciare distinguendo due tipi di protesi:
- Protesi totale sostituirà tutta l’articolazione del ginocchio con conservazione o meno dei legamenti crociati
- Protesi mono compartimentale andrà a sostituire solo un lato del ginocchio.
- La scelta dipende dal grado di degenerazione articolare e dalla scelta del chirurgo, che può trovarsi di fronte ad una situazione in cui solo una parte del ginocchio risulta danneggiata e quindi optare per l’utilizzo di una protesi mono compartimentale.
- Successivamente all’ospedalizzazione il planning pre-operatorio prevede una serie di esami e valutazioni :
- Visita medica
- ECG
- Esami del sangue
- Esami delle urine
- E controllo farmacologico
- L’intervento chirurgico si può riassumere in quattro fasi principali:
- Asportazione dei residui di cartilagine
- Impianto delle parti metalliche rispettivamente una per la tibia e una per il femore, che andranno a costituire la nuova articolazione
- Possibilità di sostituire anche la rotula se questa risulta molto danneggiata
- Posizionamento di prolietilene ( materiale plastico ad alto peso molecolare) fra le superfici della protesi per garantire un buon scorrimento.

- Tipologia di materiale protesico utilizzato:
- Gli impianti protesici sono fatti di materiale inerte;comunemente sono leghe metalliche ,polietilene ad alta densità (materiale plastico) e ceramica
- Per quanto riguarda la rotula viene utilizzato il prolietilene cross-linked.
- La durata della protesi del ginocchio è di 15/20 anni. Di norma si consiglia al paziente di sottoporsi all’intervento il più tardi possibile seppur mantenendo una buona qualità di vita.
- Le possibili complicanze precoci e tardive sono:
- Infezione
- Instabilità articolare
- Usura del prolietilene
- Mobilizzazione delle componenti protesiche
- Problemi di cicatrizzazione
- Trombosi venosa profonda.
Riabilitazione post chirurgica.
- Dopo l’intervento chirurgico il paziente verrà addestrato sulla deambulazione e sugli esercizi da fare, in un primo momento durante il ricovero e successivamente in una struttura per la riabilitazione . Dopo la dimissione, molti pazienti seguono un programma di esercizi da eseguire per un buon mantenimento degli obiettivi raggiunti.
- La riabilitazione successiva a un intervento di protesi di ginocchio è fondamentale per recuperare una corretta mobilità articolare, e ai fini di ottimizzare i risultati del trattamento chirurgico.
- Subito dopo l’intervento chirurgico, il trattamento è focalizzato sulla riduzione del dolore, sulla prevenzione dell’area dell’intervento. Successivamente quando i tessuti si riprendono e il paziente recupera dall’intervento la riabilitazione sarà rivolta al recupero di una buona mobilità articolare , della forza muscolare, della stabilità, dell’equilibrio e sopratutto nella capacità di svolgere tutte le attività funzionali desiderate.
Si possono riassumere gli obiettivi e interventi chiave del programma riabilitativo in tre fasi:
- Fase di massima protezione : Settimana 1-4
- Obiettivi:
- Controllo del versamento post-operatorio
- Riduzione del dolore
- Recupero della articolarita 0-90°
- Recupero della forza muscolare
- Deambulazione con ausili
- Programma di esercizi domiciliari per un buon mantenimento
- Interventi :
- Utilizzo della terapia fisica per il trattamento del dolore
- Bendaggio compressivo per il versamento
- Pompa venosa plantare per ridurre rischio di tombosi venosa profonda
- Esercizi passivi, attivi assistiti e attivi per recupero dell’articolarità
- Esercizi di contrazione muscolare isometriche
- Mobilizzazione rotulea
- Miglioramento della deambulazione
- Esercizi di stretcing
- Esercizi di stabilizzazione tronco e bacino
- Fase di protezione moderata : Settimana 4-8
- Obiettivi
- Riduzione edema
- Raggiungimento di una buona mobilità articolare 0-110° o più
- Carico completo
- Esercizi per migliorare la capacità muscolare
- Attività della vita quotidiana non limitate
- Miglioramento di equilibrio, controllo neuromuscolare e mobilità funzionale
- Proseguire con il programma di esercizi domiciliari
- Interventi :
- Mobilizzazione della rotula
- Programma di stretching di tutta la muscolatura dell’arto inferiore
- Potenziamento muscolare
- Eserci contro resistenza ad arco limitato
- Mobilizzazione articolare
- Allenamento propiocettivo
- Migliorameto della stabilità e equilibiro
- Esercizi aerobici protetti come bicicletta o camminata.
- Fase di minima protezione : dopo la settimana 8
- Obiettivi :
- Programmare un percorso di mantenimento ed educare il paziente sull’importanza di rispettare il programma
- Miglioramento della resistenza cardiopolmonare/fitnees aerobica
- Interventi :
- Eseguire esercizi specifici per eventuali deficit o obiettivi funzionali desiderati
- Mantenimento degli esercizi di equilibrio e attività funzionali
- Fonti :
- Carolyn Kisner – Lynn Allen Colby (2013). Esercizio Terapeutico. Philadelphia (2013). The F.A. Davis Company U.S.A.
- Società italiana di chirurgia del ginocchio, Guest Editor Stefano Respizzi (2014). Manuale di riabilitazione ortopedica post-chirurgica.CIC Edizioni Internazionali.
A cura di:
DOTT. STEFANO COARI
- Fisioterapista, proprietario dello studio Fisioterapia la Spezia
- Iscritto all’ultimo anno presso Scuola di Osteopatia AbeOs
- Kinesiotaping Neuromuscolare
- Formazione in riabilitazione sportiva

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